Le Quattro Stagioni di Simafra

Palazzo Panichi, Pietrasanta
Le Quattro Stagioni è un progetto itinerante, esposto per la prima volta nel 2015 a Palazzo Panichi a Pietrasanta.
Dall’articolo di Sarah Venturini per Artribune:

“Il desiderio crea dipendenza, e la dipendenza porta pensieri di morte. Non è colpa tua“, afferma il maestro al giovane allievo, conscio del fatto che in tutti gli uomini è presente il seme del desiderio, e nel ciclo vitale di ognuno vi è insita almeno un’occasione cruciale per confrontarcisi. Nella magica ellissi dipinta da Kim Ki-duk, Primavera, Estate, Autunno, Inverno… E ancora Primavera, pare si possa incontrare uno di questi momenti a ogni stagione della vita. Esattamente come in questo lavoro di Riccardo Prosperi aka Simafra. Quattro opere monumentali di 4×3 metri, tutte realizzate con elementi naturali, introdotte e concluse da un’installazione e un video. Un progetto dedicato alla ciclicità, anche del dolore che, dietro lo schermo di una manieristica e rassicurante narrazione circolare, cela un apologo solo in apparenza conciliato, rivelandosi piuttosto una sconsolata e/o consolante riflessione sul mistero dell’eterna precarietà della condizione umana.”

Sarah Venturini

Palazzo Gianfigliazzi Bonaparte, Firenze
In collaborazione con Galleria ZetaEffe, Firenze
Le grandi tele raffiguranti le quattro stagioni si identificano come luoghi di un percorso che si muove costantemente tra l’esterno e l’interno. L’artista unisce metaforicamente, attraverso il filo della sua arte, i lembi della realtà alla sua personale evoluzione introspettiva. I dipinti sono voce di un dialogo silente tra l’io del pittore e l’evoluzione ciclica della natura che si manifesta attraverso il passaggio delle stagioni. L’arte fisicizza questa corrispondenza, rende visivamente ciò che l’artista percepisce interiormente. Ogni cambiamento ha dunque una sua logica fondante, ogni evoluzione ha una sua spiegazione che risiede nel senso profondo della natura. In questo modo l’esistenza è una coscienza che si manifesta come costantemente in divenire, in grado di affrontare il vuoto come luogo di una prossima rinascita, l’attesa come la nozione che sostanzia il prossimo incontro. Per questo ogni caos che è alla base della formazione di mondi interiori è il terreno fertile in cui far crescere la propria vita emotiva. Morte e resurrezione dell’anima sensibile disegnano la linearità pura di un cerchio (elemento dominante nei dipinti), dove la fine è l’inizio del prossimo percorso, come condizione eterna che lega noi a noi stessi, alla terra e agli uomini che la abitano.
Sonia Zampini – Direttrice Galleria ZetaEffe